Terzo Settore, Gadda fa il punto su Riforma e rapporti con la politica

Il Covid e la difficile situazione sociale che ne è derivata, hanno messo in luce il valore del Terzo settore rispetto alla capacità di migliaia di enti nel sapere rispondere ai bisogni delle persone più fragili, spesso più rapidamente e in modo più efficace delle istituzioni stesse. La presenza capillare sul territorio, anche nelle aree interne e disagiate del Paese, ma soprattutto l’evoluzione che il nostro Terzo settore ha avuto rispetto alla capacità di lavorare in rete e facendo leva su competenze professionali sempre più elevate, ha consentito nell’emergenza e anche in questa nuova fase, di distribuire beni di prima necessità, e di non interrompere le politiche di inclusione sociale seppure con mezzi, volontari e personale messi a dura prova. Il Terzo settore ha saputo riorganizzarsi sin dalle prime fasi dell’emergenza, nonostante l’esplosione di richieste di aiuto, la parziale diminuzione delle donazioni in denaro a favore del sistema sanitario, e la necessità di preservare dall’epidemia i volontari più anziani.

Queste osservazioni non possono che aiutarci a comprendere che sul Terzo settore le istituzioni e il Parlamento devono investire, non solo perché rappresenta una parte importante del nostro PIL ma perchè é un alleato fidato e indispensabile delle istituzioni nella crescente richiesta di protezione sociale, con una povertà dalle mille sfaccettature. Oltre a questo, purtroppo spesso si sottovaluta che il Terzo settore, grazie anche al modello culturale promosso dal percorso avviato con il codice del terzo settore, è occasione di lavoro per oltre 800.000 professionalità nei diversi campi di attività, e vero luogo di innovazione sociale soprattutto per i nostri giovani.

Per questi motivi é necessario, come ha promesso il Governo che nel primo decreto utile dopo lo scostamento di bilancio, si includano tutti gli enti del terzo settore nelle misure di accesso al credito previste dal decreto liquidità. Nel Dl Rilancio avevo infatti presentato un emendamento condiviso con le associazioni, e su cui Vita ha tenuto alta l’attenzione. La riforma del Terzo settore, non a caso considera e valorizza la pluralità degli enti, includendo ambiti sociali e assistenziali, culturali, e sportivo dilettantistici. È vero che siamo in regime transitorio, ma questo non significa che non si debba preservare l’integrità di questo percorso senza fare differenziazioni inutili. È ad esempio positivo avere esteso l’ecobonus ad aps, odv e onlus, ma credo sia necessario superare una certa resistenza culturale rispetto agli altri enti che svolgono anch’essi attività di interesse generale. Il discrimine che alcuni danno sulle cosiddette “attività imprenditoriali bel terzo settore” va superato, perché porta a fare errori gravi nei provvedimenti legislativi. Allo stesso modo, come nel caso del 5 per mille, vanno approvate le misure strutturali come il dpcm collegato al codice terzo settore trasmesso ad aprile alle Camere per il parere e non provvedimenti tampone.

Vedo però il bicchiere mezzo pieno, perché finalmente molte misure previste per il profit nei primi decreti emergenziali, sono ora state estese al terzo settore. Penso ai crediti di imposta, piuttosto che l’incremento di 100 milioni del fondo terzo settore e di ulteriori 120 milioni per il mezzogiorno. Credo però che il contributo maggiore sia questa volta arrivato da iniziative legislative di cui si parla meno, ma che vanno nella direzione della vera sussidiarietà. La legge antispreco di cui sono stata promotrice è stata estesa nel decreto Cura Italia alla donazione un paniere molto più ampio di beni, estendendone le agevolazioni fiscali. Penso anche ai 300 milioni di euro a valere sul fondo indigenti, e alle risorse stanziate dal ministero della famiglia. Grazie alla ministra Bonetti, si riconosce valore ai servizi territoriali svolti dal terzo settore ad esempio rispetto ai centri estivi, e bandi come “time to care” per l’inserimento di 1200 giovani in attività di welfare per gli anziani, rappresentano prima di tutto un messaggio culturale al Paese.

La sussidiarietà è un valore, bisogna va sostenuta concretamente dando agli enti strumenti rapidi ed efficaci, coerenti con la sfida delicata che ci attende.
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