Reddito di cittadinanza: giudizi discordi dal Terzo Settore

In arrivo il reddito di cittadinanza, scattano i commenti degli adepti del Terzo Settore in merito all’impatto che il provvedimento avrà sul movimento.

Antitetiche sono le letture propugnate da Roberto Rossini, portavoce dell’Alleanza contro la povertà e presidente nazionale delle Acli e Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Terzo Settore.

Il primo, intervenuto in un’intervista a Repubblica, pubblicata il 12 gennaio scorso, commenta:

“Mi spiace perché viene meno una collaborazione credo molto preziosa e anche molto competente. Il terzo settore fa un passo indietro. Non è chiamato in causa in maniera diretta. Lo sono più le aziende, che godono di alcuni vantaggi, del terzo settore. Immagino che si tratterà anche di cooperative, ma il terzo settore è più delle cooperative. Questo è un bel problema”.

In merito alla nuova misura, per Rossini restano i nodi evidenziati già durante il dibattito creatosi attorno alle prime bozze del decreto, ma la posizione del ministro Di Maio, al termine del Cdm, lascia poco margine di manovra. Per il vice-presidente del Consiglio, il Reddito di cittadinanza sarà “prima di tutto una misura di reinserimento nel mondo del lavoro”. “Noi abbiamo qualche dubbio su questo approccio – ha spiegato Rossini -, perché per quello che noi conosciamo sul tema della povertà, le persone non sono povere solo perché non hanno un lavoro, ma perché non ce la fanno proprio a lavorare. Se pensiamo a situazioni di dipendenza, di carichi familiari difficili, di malattia, il problema non è l’offerta di lavoro. Il problema è che queste persone non possono lavorare proprio. Ci sembra che venga messo in discussione uno dei principi cardine della lotta alla povertà, ovvero l’approccio multifattoriale. Non si può giocare tutto sul tema del lavoro”.

Per il portavoce dell’Alleanza, prevedere diversi canali per i beneficiari attraverso l’introduzione di “patti” che dovranno sottoscrivere a seconda della condizione di partenza. “È vero, c’è una governance duale e due percorsi – sottolinea Rossini -. Uno che va verso i Comuni e l’altro che va verso i Centri per l’impiego, ma è assolutamente evidente che nel decretone che c’è una forte supremazia dei Centri per l’impiego. Al Comune vanno i casi difficili. Su questo noi esprimiamo parecchi dubbi. I Comuni che invece erano i protagonisti assoluti del Rei devono cedere il passo ai Centri per l’impiego”. Dubbi enormi anche sulla questione del requisito dei dieci anni per gli stranieri. “È incoerente anche solo con la normativa vigente – aggiunge Rossini -. Infine, c’è anche la questione delle famiglie numerose. Probabilmente bisognerebbe aumentare i coefficienti se aumenta il numero dei figli”. Qualcosa di buono nel Reddito di cittadinanza, tuttavia c’è. “Gli aspetti positivi sono essenzialmente due – sottolinea Rossini -. Il primo è quello di aver preso seriamente in mano il tema dei Centri per l’impiego e aver cercato di dare un’orientamento al passo coi tempi. Questo è sicuramente positivo, così come lo stanziamento economico”.
Ora sul Reddito di cittadinanza si spera possa esserci almeno un minimo di spazio per poter intervenire, spiega Rossini. “Noi faremo degli emendamenti – aggiunge -. Chiederemo di essere ascoltati per provare a cambiare il testo e riportarlo, nell’approccio alla povertà, in una maniera più simile al Rei. Non è una lotta tra Rei e Rdc. Si possono trovare degli elementi di compatibilità. I soldi ci sono. L’obiettivo è lo stesso. Condividendo gli obiettivi si può fare una riflessione anche sul modo con cui arrivarci”. La strada del dialogo, tuttavia è in salita, ammette Rossini. “Noi non abbiamo un rapporto positivo o negativo con il governo. Non ce l’abbiamo – chiosa il portavoce dell’Alleanza -. Abbiamo chiesto più volte al ministro di incontrarci, abbiamo avuto modo di fare un incontro col capo di gabinetto, ma un confronto sui contenuti non l’abbiamo mai avuto. Siamo stati indirizzati al Parlamento, a portare lì i nostri emendamenti e seguiremo questa strada”

Diversamente ha parlato Claudia Fiaschi a conclusione dell’audizione al Senato in cui sono stati ascoltati i rappresentanti della Alleanza contro la povertà di cui il Forum è socio fondatore.

“Combattere la povertà e mettere questo obiettivo come fondante del contratto di governo è una scelta condivisibile. Siamo convinti però che per raggiungere in pieno l’obiettivo sia importante valorizzare al meglio le istituzioni locali a partire da Comuni e Regioni e gli enti e le associazioni del Terzo settore che lavorano sul territorio a stretto contatto con chi ha bisogno”.
Per Fiaschi “l’interlocuzione con gli enti che da anni si occupano di povertà è sempre positiva perché consente di capire prima e meglio dove indirizzare gli sforzi maggiori. Così come è indispensabile che tutto lo Stato faccia veramente rete – aggiunge la portavoce – mettendo in comunicazione proficua sia i suoi organi centrali che le sue diramazioni periferiche affinché la spinta che viene dal Governo non si esaurisca prima di raggiungere i singoli territori”.

“Per questo – spiega Fiaschi – serve un coinvolgimento attivo dei Comuni e delle Regioni che hanno una relazione con i propri cittadini più prossima rispetto allo Stato Centrale e che in questa maniera vengono anche responsabilizzate”.
“Infine – conclude – abbiamo invitato i senatori a non disperdere il patrimonio di conoscenze e azioni che ha prodotto il Reddito di inclusione varato dai precedenti governi. Non possiamo dimenticare che quella è stata la prima misura contro la povertà mai varata in Italia e che dopo un avvio stentato ha iniziato a produrre risultati positivi nel corso del 2018 che ora sarebbe sbagliato non tenere in debita considerazione da parte del legislatore”.
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