Alessandro Condò sulla Riforma del Terzo Settore

“Tra gli ETS (Enti del Terzo Settore), costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, l'articolo. 4, comma 1 d. lgs. n. 117/2017 (Codice del Terzo Settore) prevede anche le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società. La prassi statutaria di questi ultimi due decenni ha contribuito a riconoscere tra le forme fondazionali anche quelle di natura associativa, denominate come fondazioni di partecipazione. Come è noto, si tratta di fondazioni costituite non ad opera o per iniziativa di un singolo soggetto, sia esso persona fisica ovvero impresa, ma da più soggetti giuridici, tra cui enti pubblici e organizzazioni private, for profit e non profit”.

Interviene in questo modo sull’argomento Alessandro Condò, candidato a Sindaco di Sanremo. “La fondazione di partecipazione – prosegue - è una fondazione che si costituisce grazie ad un patrimonio di destinazione a struttura aperta. Latto costitutivo, pertanto, è un contratto che può ricevere l'adesione di altre parti oltre a quelle originarie. Il modello organizzativo rappresentato dalla fondazione di partecipazione consente la compresenza di enti pubblici territoriali (Regione, Provincia e ASL, Comune) e di soggetti privati (società e organizzazioni non profit), sia in veste di fondatori ovvero di soggetti aderenti in un momento successivo alla costituzione. I soggetti fondatori contribuiscono in modo significativo a dotare la fondazione dei mezzi necessari per raggiungere i propri scopi. Gli altri soggetti istituzionali, investitori e aderenti possono essere chiamati a versare somme di denaro una tantum o annuali ovvero mediante la prestazione di lavoro volontario ovvero mediante la donazione di beni materiali od immateriali. Pertanto, le caratteristiche peculiari della fondazione di partecipazione sono sintetizzabili come segue:
- è persona giuridica di diritto privato senza fine di lucro
- è dotata di piena autonomia statutaria e gestionale
- permette la compresenza di soggetti pubblici e soggetti privati
- è dotata di proprio patrimonio, vincolato in modo perpetuo al perseguimento delle finalità statutarie
- accanto al patrimonio iniziale, tipico requisito fondazionale, può prevedere che i soggetti partecipanti contribuiscano annualmente alla gestione attraverso conferimenti ricorrenti nella misura da stabilirsi nello statuto
- persegue scopi di utilità sociale: a questo fine, può utilizzare tutte le modalità consentite dalla sua natura giuridica di diritto privato, tra cui spicca la possibilità di costituire/partecipare a società strumentali alla realizzazione delle proprie finalità istituzionali
- è dotata di agilità e flessibilità gestionale;
- presenta un chiaro sistema di vincoli delle risorse disponibili e apportate al perseguimento dello scopo”.

“La forma fondazione di partecipazione, intesa come modello organizzativo, risulta capace di realizzare una sintesi equilibrata tra esigenze di supervisione degli enti locali, esigenze di pubblicità dello scopo ed efficienza/efficacia dell'azione intrapresa. La fondazione di partecipazione costituisce dunque una soddisfacente sintesi organizzativa di più elementi: in essa, infatti, possono trovare collocazione e contribuire in modo significativo al proprio sviluppo privati, aziende, enti pubblici ed organizzazioni senza scopo di lucro. Le caratteristiche giuridiche ed organizzative sopra brevemente richiamate permettono di comprendere come la fondazione di partecipazione trovi piena cittadinanza tra le forme di enti del terzo settore prescritte dal d. lgs. n. 117/2017. La fondazione di partecipazione potrebbe, in quest'ottica, anche decidere di assumere la denominazione di ente filantropico di cui agli artt. 37-39 del CTS ovvero valutando molto attentamente la partecipazione (non maggioritaria e non ingerente) sia della P.A. sia dei soggetti privati lucrativi decidere di assumere la veste di impresa sociale”.

“Riteniamo – termina Condò - che questa forma giuridica, presente in molte città italiane con ottimi risultati ma mai adottata a Sanremo, possa rappresentare la soluzione ottimale per gestire, progettare ed esaltare tutto ciò che di valido ed unico possa offrire la nostra meravigliosa città”.
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