Impresa ed ecologia: così il Terzo Settore rilancia beni confiscati

A Battipaglia (SA) nascerà un supermercato "sociale" che sarà anche un polo di comunità. A Casteldaccia (PA), sul lungomare, aprirà un caffè letterario con un’area food multietnica, che metterà in relazione chef stellati e giovani immigrati che si sperimentano in ricette multietniche. A San Vito dei Normanni (BR), si punta a creare un’impresa 'esemplare' dal punto di vista sociale, ecologico e produttivo, con un’attività agricola che si baserà sulla rigenerazione del suolo e sulla corretta nutrizione delle piante, un allevamento avicolo biologico, un uliveto, un vigneto e una produzione di leguminose. A Polizzi Generosa (PA) il feudo “Verbumcaudo”, confiscato al boss Michele Greco, verrà valorizzato attraverso la messa in produzione di 151 ettari di terreni (coltivazioni di origano, pomodori e vigneto), gestiti dalla omonima cooperativa di cui fanno parte giovani del territorio e in cui daranno inserite 8 persone con disabilità. A Reggio Calabria nascerà uno sportello informativo e di orientamento al lavoro, con un CAF, uno spazio di co-working e servizi di mobilità per anziani.

Sono 7 i progetti di economia sociale che partiranno in altrettanti beni confiscati alle mafie attraverso il sostegno di Fondazione CON IL SUD e Fondazione Vismara. I sette progetti sono stati selezionati con il Bando Beni Confiscati, giunto alla sua quarta edizione, che complessivamente ha già permesso la valorizzazione di 101 beni confiscati alle mafie nelle regioni meridionali. Nelle ultime due edizioni, il bando è stato promosso con la Fondazione Peppino Vismara. Le iniziative coinvolgono complessivamente circa 50 organizzazioni tra associazioni, cooperative sociali, istituzioni locali, università, il contributo totale è di circa 3,2 milioni di euro di risorse private, di cui circa 790mila euro messi a disposizione dalla Fondazione Vismara.

In Italia, su oltre 30mila immobili confiscati alle mafie, più di 15mila sono stati già assegnati dall’Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati (ANBSC) agli enti locali. L’82% è localizzato nelle regioni meridionali. Si registra però una difficoltà del Terzo settore a presentare progetti di valorizzazione, sia per la durata di utilizzo troppo limitata concessa da molte amministrazioni comunali, sia per l’eccessiva onerosità delle spese per le ristrutturazioni. In risposta al bando sono pervenute circa 50 proposte, un numero congruo rispetto all’iniziativa e alle risorse messe in campo, ma sproporzionatamente basso rispetto alle migliaia di beni confiscati inutilizzati che esistono al Sud.

«Questo dato rischia di spuntare l’arma della confisca nel contrasto alle mafie», sottolinea Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione CON IL SUD. «L’Agenzia sta facendo molto bene, ma l’assegnazione finale da parte degli enti locali alle organizzazioni del Terzo settore deve essere più rapida e contemplare tempi di utilizzo più lunghi. Spesso i beni arrivano in uno stato di completa devastazione e richiedono sforzi economici ingenti, gli enti concedono l’utilizzo del bene solo per pochissimi anni e non permettendo di avviare progetti credibili di valorizzazione».

La destinazione di questi beni a usi sociali e di pubblica utilità (il bando prevedeva come requisito l’ottenimento della concessione del bene per almeno 10 anni e fissava un tetto massimo di finanziamento di 500mila euro per progetto) può a produrre effetti importanti sui territori: dalla creazione di lavoro e occupazione, alla riaffermazione del valore etico e civico, alla promozione della cittadinanza attiva e iniziative nell’ambito del welfare di comunità.

«Il contributo della Fondazione Peppino Vismara al presente Bando si inserisce nella più ampia strategia di supporto ad iniziative di economia sociale e solidale nel Sud Italia che la Fondazione da anni persegue anche in collaborazione con altri Enti del non profit», dichiara il presidente della Fondazione Paolo Moreiro. «La creazione di nuova occupazione, la salvaguardia e la valorizzazione del territorio, l’attivazione di nuovi e sempre più efficaci servizi rivolti alle fasce più deboli della popolazione hanno rappresentato anche in questa quarta edizione del Bando il più concreto esempio di utilizzo sociale dei beni confiscati. Per il futuro si auspica la possibilità di sperimentare formule innovative del Bando capaci di massimizzare il risultato e rendere sempre più agevole la partecipazione degli Enti del Terzo Settore anche aumentando le risorse a loro disposizione».
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