Oxford Omnia: come lavora la catena transnazionale del volontariato

Oxford Omnia (http://www.oxfordomnia.org/ ) è una ONG transnazionale nata nel 2017 da un’idea di Elena Bernini, studentessa di International Development all’università di Oxford desiderosa di restituire qualcosa al villaggio vietnamita in cui è cresciuta prima di essere adottata da una famiglia italiana: così è nato il “Matteo Bertero English Centre”, scuola di inglese dove i bambini e gli adolescenti di Kinh Mon, villaggio rurale del Vietnam del Nord, possono migliorare la loro conoscenza della lingua inglese ed ottenere certificazioni, uno strumento importante per accrescere il loro potenziale come studenti.

Ma com’è stato possibile questo progetto?
“Per i nostri primi finanziamenti dobbiamo assolutamente ringraziare i genitori di Matteo Bertero, nostro amico, scomparso improvvisamente, a cui abbiamo dedicato la scuola, poiché ci hanno sempre sostenuti”, racconta Michela Rocchini, vicepresidente di Oxford Omnia e laureata in Giurisprudenza all’Università di Pavia, “E dobbiamo ringraziare anche Van Luong Mura, un ragazzo nato nello stesso villaggio di Elena, che anche lui è stato adottato da una famiglia italiana, poiché ci ha aiutati finanziariamente ed, essendo architetto, ha progettato lui concretamente il MB English Centre. Elena ha molte conoscenze grazie ai suoi studi ed abbiamo degli advisor esperti che ci consigliano – assolutamente pro bono -, ma per il resto facciamo tutto noi. Siamo tutti studenti, volontari, molto giovani e con molta voglia di aiutare il prossimo“.



Un’organizzazione transnazionale
“Inizialmente ci siamo fondati in Inghilterra, per un paio d’anni abbiamo operato da lì, con la Brexit abbiamo iniziato a pensare di spostarci in Italia e durante i mesi della quarantena siamo riusciti a sbrigare la procedura legale per fondare la nostra sede a Pavia”, continua Michela. “Nel consiglio direttivo siamo tre italiani, un ragazzo tedesco, due inglesi; è un gruppo abbastanza eterogeneo. Teniamo mensilmente delle riunioni su Skype, lavoriamo molto tramite internet e non siamo quasi mai nella sede fissa. Cerchiamo di vederci almeno una volta all’anno, di solito in occasione dei nostri eventi di fundraising”.

MB English Centre e gli altri progetti
Il progetto più importante di Oxford Omnia è sicuramente il “Matteo Bertero English Centre di Kinh Mon”, aperto a bambini e ragazzi fino ai 18 anni, senza richiedere alcun contributo, se non una cifra simbolica alle famiglie economicamente più stabili della zona. Il centro funziona interamente grazie ai volontari, ci sono solo due ragazzi a svolgere le funzioni di direttore e coordinatore dei programmi didattici. “Adesso il centro è quasi un’organizzazione indipendente, lo sovvenzioniamo con donazioni, ma funziona indipendentemente da noi e ne siamo molto contenti”, riferisce Michela, specificando che, come tutti gli operatori dello sviluppo, “Non volevamo limitarci a un solo progetto, anzi, vogliamo sostenere i progetti nella fase iniziale finché diventino autosufficienti”.

Oxford Omnia si fa anche carico di fornire consulenza e dare visibilità a progetti di altre organizzazioni, come ha fatto con un’associazione pavese che si occupa di food security e allevamento di grilli in Zambia. Questo è un aspetto che spera di approfondire sempre di più in futuro.




Sul sito web dell’organizzazione è possibile trovare la Civil Society Review, “Una redazione online che si occupa di fare ricerca e scrivere articoli su temi che abbiano ad oggetto diritti umani, problematiche dei paesi in via di sviluppo, ricerca, sicurezza alimentare, è complementare al lavoro che facciamo”, dice Michela. “Ne sono particolarmente fiera, stanno facendo un lavoro pazzesco dando visibilità a progetti e temi di cui si parla poco, e grazie agli articoli possiamo farci conoscere anche ora che a causa della pandemia è difficile avviare nuovi progetti”.

Il ruolo dei volontari
Gli insegnanti del MB English Centre sono tutti volontari provenienti da diverse parti del mondo a cui è richiesto semplicemente di avere almeno 18 anni – benché non siano mancate coppie sposate e perfino pensionati tra le persone partite finora – avere una buona conoscenza della lingua inglese e di essere disposti a trattenersi a Kinh Mon almeno per tre settimane, mentre non sono previsti limiti massimi di permanenza. “Abbiamo sempre avuto esperienze positive, certo c’è sempre qualche situazione difficile, ci vuole un po’ di spirito di adattamento quando si va in una zona rurale del Vietnam”, spiega Michela. “Facciamo una certa selezione perché ci è capitato di trovare persone che speravano di farsi la vacanza, ma in generale siamo stati molto fortunati. I volontari comunque ricevono gratuitamente vitto e alloggio oltre alle direttive sui programmi da seguire in classe. La comunità locale ci ha accolto molto bene. Il Vietnam è un paese abbastanza chiuso, ma hanno capito le buone intenzioni del nostro progetto.”



Le lezioni non sono focalizzate esclusivamente sull’inglese scolastico, ma si dedica spazio a temi di attualità come riscaldamento globale e riciclaggio. Il MB English Centre non si sostituisce alla scuola statale, le è complementare e mira a fornire agli studenti degli strumenti in più. Visto che si sa di alcuni ragazzi che dopo aver studiato al centro sono stati ammessi all’università negli Stati Uniti, pare che il progetto stia funzionando bene.

Con l’avvento della pandemia e dell’immediata chiusura dei confini del Vietnam il centro ha dovuto cambiare le sue modalità di lavoro, passando alle lezioni online: questo sistema però rende le lezioni molto difficili da seguire per la maggioranza degli studenti, visto che non tutte le famiglie hanno a disposizione un computer o una buona connessione. Per ovviare a questo problema Oxford Omnia sta cercando di collaborare con altre organizzazioni che operano sul territorio, allo scopo di creare un programma comune.

Volunteer In The World (www.volunteerintheworld.com) si è già attivata per collaborare e cercare di fornire materiale didattico e digitale, grazie al suo nuovo progetto “Stay home and listen to our stories”, che potete sostenere tramite una donazione direttamente cliccando il seguente link: https://www.retedeldono.it/it/progetti/vitw/stay-home-and-listen-to-our-stories

Una rete di solidarietà locale e transnazionale
La voglia di mettersi in gioco degli insegnanti volontari non è l’unico tipo di sostegno ricevuto da Oxford Omnia, che pur essendo fortemente orientata all’internazionalità ha potuto contare fin da subito sull’appoggio della comunità locale sia in Inghilterra che in Italia. Tutti gli eventi di fundraising finora organizzati hanno visto una grandissima collaborazione da parte delle autorità locali: “Abbiamo tenuto due eventi a Fortunago (PV) e il sindaco ci ha fatto usare location bellissime, i musicisti si sono esibiti a titolo gratuito, per cucinare è venuta una chef da New York senza chiedere niente in cambio”, riporta Michela.
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