Riforma, Terzo Settore e ausilio sociale

Una riforma già fatta quella del Terzo Settore. Pronta all’uso, ma in attesa dei decreti attuativi, con la necessaria volontà del Governo di darvi compimento.
I tempi? Entro agosto, in ragione dell’iter parlamentare già percorso. Fra l’altro, cosa di non poco conto, a costo zero. Eppure … Eppure è ferma!
Se ne è parlato a Faenza sabato 6 aprile in “I nuovi orizzonti dell’economia sociale, prospettive, sfide e opportunità per il Terzo settore”. Promotori assieme alla diocesi di Faenza-Modigliana, diversi centri di Formazione professionali, Cefal in testa.
Se in passato, ambito economico e ambito sociale si ritenevano ben distinti, il primo deputato a produrre valore e il secondo quale luogo in cui distribuirlo, oggi sono molti a vedervi tanti punti in comune. Lo ha sottolineato Stefano Zamagni, evidenziando come sia sempre più frequente vedere aziende che producono profitto, ma si occupano pure di welfare aziendale. E il Terzo settore, continua Zamagni, “con la sua impostazione antropologica, è tra i soggetti che hanno contribuito a civilizzare il mercato, aiutando gli imprenditori a capire che accanto al profitto ci sono tanti valori sociali”. Oggi, “il Terzo settore è un ambito strategico per realizzare in maniera più efficace il bene comune. E, insieme, consentire l’attuazione di una democrazia più partecipativa”. Con il Terzo settore non ci sarà più un mondo bipolare diviso in pubblico e privato. Finalmente entra in campo il civile. Il Terzo settore deve diventare qualcosa di cui non si può fare a meno, perché i beni relazionali – quelli di cui oggi c’è massima richiesta – non li sa produrre né lo Stato né il mercato. Come non capire, allora, le preoccupazioni per una riforma pronta, ma bloccata dal mancato varo dei decreti attuativi?
Preoccupazioni condivise anche da Federico Amico, Teresa Marzocchi, il sen. Edoardo Patriarca, Gianluca Galletti e il vescovo mons. Mario Toso. Quest’ultimo ha rilevato come, nel nostro Paese, continuino, nonostante timidi ed insufficienti interventi, a crescere disuguaglianza e marginalizzazione di poveri e disoccupati. Più in generale “prevalgono un individualismo libertario, populismo e democrazia oligarchica, tendenti al verticismo, a bypassare i corpi intermedi, Terzo settore compreso”. Quando, invece di ignorarlo e accantonarlo, “sarebbe necessario potenziarlo per dotare le comunità di ramificazioni più profonde sul piano di una relazionalità solidale, a vantaggio della stessa economia e di un welfare più personalizzato”. Terzo settore e principio di sussidiarietà circolare vanno a braccetto. Su di essi cresce meglio una democrazia rappresentativa, partecipativa, deliberativa ed inclusiva.
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