Povertà educativa, bando da 16 milioni per il Terzo settore meridionale

Il Ministero per il Sud e la Coesione territoriale contribuisce alla lotta contro la povertà educativa, in un periodo complesso in cui la didattica a distanza rischia di favorire la dispersione scolastica nelle realtà più difficili. L’apporto del governo consiste in due bandi rivolti agli enti del Terzo settore, risultato di una collaborazione della Fondazione con il Sud. Sul piatto venti milioni di euro. Il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, parla di “un provvedimento che dà un segnale culturale importante. Il Terzo settore esce finalmente dal confinamento ristretto alle politiche di welfare – afferma – ed entra a pieno titolo nel perimetro dello sviluppo e della coesione, a partire dal contributo fondamentale alla lotta allo scandalo moderno della povertà educativa minorile”.

I contributi
Andando ad esaminare nel dettaglio gli avvisi, salta all’occhio il perché non si tratti di un bando unico: il ministero specifica che “i progetti proposti dovranno essere attuati “in luoghi circoscritti” delle regioni del Mezzogiorno, cioè Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, ma anche delle regioni Lombardia e Veneto “in quanto più colpite dalla pandemia”. Dei venti milioni a disposizione, dunque, 16 sono destinati al Meridione e 4 andranno al Nord.

Una cifra che in effetti non regge il paragone con altre iniziative parallele. Per esempio la Fondazione Cariplo, che opera principalmente in Lombardia, col proprio Documento programmatico 2021 ha approvato finanziamenti a sfondo filantropico per 140 milioni di euro. La sola voce “arte e cultura”, per citarne una, recita “24 milioni di euro”.

Tornando ai bandi ministeriali, per ciascuna iniziativa è previsto un contributo minimo di 250 mila euro e uno massimo di 500 mila. Alla cifra andrà comunque aggiunta una quota privata “pari a un minimo del 5 per cento del costo del progetto”, sottolinea il Ministero per il Sud e la Coesione territoriale.

I progetti: i destinatari e dove attuarli
Gli interventi di lotta alla povertà educativa proposti dovranno rientrare in uno solo di tre ambiti, distinti per fascia d’età: 0-6 anni, 5-14 anni o 11-17 anni. Il ministero spiega che dovranno trovare applicazione in specifici luoghi “caratterizzati da disagio socio-economico e difficoltà nell’accesso, adeguata fruizione o permanenza in percorsi educativi di minori, per motivi di contesto sociale, familiare e fragilità individuale”. Un fattore determinante sarà anche la continuità nel tempo: le iniziative dovranno avere una durata di almeno due anni e non superiore a quattro.

Chi può partecipare ai bandi

Quanto ai soggetti proponenti, dovrà trattarsi di “partnership costituite e coordinate da enti del terzo settore (Ets), anche insieme ad altri Ets e soggetti pubblici, che abbiano capacità e esperienza in tale ambito di intervento sociale” e che siano “radicati nella comunità di riferimento in cui gli interventi si realizzeranno”.

Entrando ancor più nel dettaglio, viene specificato che le partnership dovranno essere costituite da un minimo di tre soggetti: almeno due dovranno essere enti del Terzo settore, mentre in qualità di terzi o ulteriori partner andranno coinvolti “soggetti della scuola, delle istituzioni, dei sistemi regionali di istruzione e formazione professionale, dell’università, della ricerca e del mondo delle imprese”.
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