Ritardi nell'applicazione della riforma del Terzo Settore

Non si tradurrà in pratica prima del 2020 la riforma del terzo settore. A quasi due anni dall’entrata in vigore del Codice che ha riscritto le regole fiscali e civilistiche per gli enti non profit (il Dlgs 117/2017), i decreti attuativi della riforma non sono stati ancora inviati alla Commissione europea, che deve verificare la compatibilità delle nuove regole con la disciplina degli aiuti di Stato nel mercato unico.

Poiché l’intero titolo X del Codice sui nuovi regimi fiscali entrerà in vigore l’anno successivo a quello del via libera di Bruxelles (e comunque non prima dell’anno successivo all’istituzione del Registro unico del terzo settore), è evidente che - anche se l’autorizzazione dovesse arrivare entro l’anno - le nuove regole non si applicherebbero prima del prossimo anno. Considerando però che per la conformità rispetto agli aiuti di Stato la procedura con la Ue può durare mesi, è evidente che i tempi per la piena operatività della riforma rischiano di allungarsi non di poco.

Il via libera di Bruxelles riguarda parti rilevanti della riforma: dal confine tra attività commerciali e non, ai nuovi regimi fiscali di favore per organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale, dai titoli di solidarietà emessi dalle banche per finanziare il non profit, agli incentivi fiscali per le imprese sociali.

Il mancato invio alla Ue dei provvedimenti è stato confermato al Sole 24 Ore dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali (l’amministrazione incaricata di chiedere il via libera, secondo lo stesso Codice del terzo settore). «La richiesta di autorizzazione alla Commissione europea - spiega Alessandro Lombardi, responsabile della direzione generale del Terzo settore del ministero - presupponeva il completamento del processo legislativo di riforma, che è stato toccato anche dal Dl 119/2018, convertito dalla legge 136 del 17 dicembre 2018. Sulla base del quadro normativo così definito al termine del 2018 - continua - è in corso di predisposizione la richiesta di autorizzazione».

Va ricordato comunque che il decreto di riforma dell’impresa sociale (il Dlgs 112/2017) non ha subito modifiche dopo le correzioni varate l’estate scorsa, e che sono passati ormai oltre quattro mesi anche dall’ultimo intervento di modifica citato dal ministero. La richiesta di autorizzazione a Bruxelles riguarda peraltro un sistema di regole fiscali stabilite nell’impianto generale ormai da quasi due anni.

Ad attendere la piena operatività della riforma ci sono oltre 336mila enti non profit. Fra questi, 27mila Onlus che stanno modificando in questi mesi i propri statuti per adeguarsi alle nuove regole, che vedranno scomparire la qualifica di Onlus e il relativo regime fiscale, in vigore da oltre 20 anni.
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