Terzo Settore: cosa ci si attende dal 2020?

Passata la Legge di Stabilità 2020 – che ha messo sul piatto 10 milioni di euro aggiuntivi per il 5 per mille, ha creato un nuovo fondo strutturale denominato “Fondo per la disabilità e la non autosufficienza” e incrementato di 50 milioni di euro per il 2020 il Fondo per le non autosufficienze (che passa così a 620 milioni), messo 5 milioni in più per il Fondo per il diritto al lavoro dei disabili e 12, 5 milioni in più come contributo alle scuole paritarie per il sostegno e l’inclusione degli studenti con disabilità ma d’altro canto si è rivelata deludente per le risorse stanziate per il Servizio civile (ci sono 10 milioni aggiuntivi, ma anche così nel 2020 partiranno ancor meno ragazzi che nel 2019) e per la cooperazione internazionale allo sviluppo – quali sono i fronti aperti per il Terzo settore in questo inizio d’anno? Lo abbiamo chiesto a Claudia Fiaschi, portavoce del Forum del Terzo Settore.

Che anno sarà il 2020? Quali sono i fronti caldi per il Terzo Settore?
Sicuramente saremo impegnati sul fronte che ci accompagna ormai da un po’ di anni, ovvero l’attuazione e il completamento della Riforma del Terzo settore. Ma altrettanto sicuramente ci sarà da prendere in mano con una progettualità rinnovata alcune sfide importanti: povertà, giovani, mobilitazione civica dei giovani di cui il servizio civile è solo un “di cui”. E ancora il tema dell’impegno internazionale e della stabilizzazione dei paesi più poveri e ciò che vi è collegato, incluso il tema delle emergenze cosiddette umanitarie. E il tema del superamento delle disuguaglianze, di cui la disabilità è un tassello importante, su cui si è fatto molto ma non ancora abbastanza. Questo è un po’ l’indice dei temi di lavoro: il 2020 di certo per il Terzo settore non si esaurirà nel dare attuazione alla riforma.

Claudia Fiaschi FOTO MARIOLLORCA
Claudia Fiaschi, foto Mario Llorca
Due parole in più sulla mobilitazione civica dei giovani?
È cruciale. Dobbiamo porci il problema di come l’Italia pensa di mettere a tema l’inversione del destino demografico del Paese e il rilancio dell’impegno sociale, civico ed economico dei giovani. Qui si gioca il futuro del Paese, senza retorica.

La ministra Nunzia Catalfo non ha ancora attribuito le deleghe per il Terzo settore e i rumors dicono che le terrà per sé, dando ai due sottosegretari Di Piazza e Puglisi il compito di seguire le questioni singole, l’uno per gli aspetti scientifici ed economici e l’altra per quelli umanistici. È così, che lei sappia?
Nell'incontro del 13 dicembre con la ministra Catalafo abbiamo avuto modo di sottolineare le questioni per noi prioritarie. Possiamo dire che i primi segnali sono positivi come dimostrato dal fatto che nel mese di gennaio ci sarà la convocazione del Consiglio Nazionale del Terzo settore, che era una delle questioni che avevamo messo sul tavolo della ministra Catalfo nell’incontro di dicembre. La ministra si era presa l’impegno di convocarlo e subito dopo la pausa natalizia in effetti è stato messo in agenda. In merito alla scelta dei sottosegretari, aspettiamo che la ministra formalizzi le sue decisioni.

Quali saranno i temi da affrontare in quella sede?
Come dicevo prima, si tratta di rimettere in agenda il completamento attuativo della Riforma, a cominciare dallo sblocco di alcuni attesi decreti: quello relativo all’articolo 7 sulla raccolta fondi e quello relativo all’articolo 6 sulle attività diverse, in attesa di parere del Consiglio di Stato dopo essere già passato al vaglio del Consiglio Nazionale del Terzo settore e della cabina di regia. Rappresentano due passi importanti, perché disciplinano le attività tipiche di molte realtà. Sull’articolo 7 o sulle erogazioni in natura, non abbiamo ancora visto una bozza di decreto, mentre sarebbe importante visionare l’impianto per capire in che direzione si sta andando.

I decreti pendenti sono diversi…
Sì. Penso in particolare alle Linee guida per la partecipazione dei lavoratori e dei beneficiai alla guida degli Ets su cui è già stato fatto un lavoro istruttorio, come anche quello sugli schemi di bilancio, che darà orientamenti operativi per aiutare gli enti nella costruzione dei report economici. Sotto la lente poi ci sono anche altre questioni: rimettere – probabilmente con una interpretazione normativa adeguata - in piena operatività le previsioni degli articoli 55-56-57 del Codice del Terzo settore, con il tema della coprogettazione e della coprogrammazione, una specificità tutta italiana che va fatta dialogare in modo intelligente ma non remissivo con il sistema del Codice dei contratti e con le linee di indirizzo comunitarie. Ma anche la vigilanza dell’impresa sociale e l’armonizzazione della normativa in particolare per gli enti del Terzo settore che si occupano di sport sociale, che rappresentano un terzo del Terzo settore. Su tutti questi temi c’erano gruppi di lavoro, si tratta ora di riprendere rapidamente le fila del discorso, per costruire proposte e dinamiche di soluzione che per quanto ci riguarda sono a portata di mano ma hanno bisogno di una presa in carico istituzionale.

E il decreto per il Registro unico? Qualche mese fa sembrava che il decreto per la messa in funzione del Registro unico nazionale del Terzo settore sarebbe arrivato entro la fine dell’anno, così da arrivare a gennaio in Conferenza Stato Regioni ed essere operativo a maggio/giugno. Ci sono novità?
Su questo in realtà non siamo al punto zero. Il decreto ha fatto già due passaggi per quanto ci riguarda e il lavoro di concertazione con le regioni è in stato avanzato, c’è una bozza con modifiche in discussione… I lavori di avanzamento hanno dei tempi tecnici, ma stiamo procedendo nella direzione auspicata. C’è stata anche – devo dire – una buona disponibilità a recepire alcune questioni. Il punto qui non è fare veloci o avere un decreto, quale che sia, ma farlo bene: serve avere un decreto che non spiazzi la continuità operativa degli enti, di quelli che non dovranno cambiare nulla ma anche di quelli che dovranno prendere decisioni e incardinare parte o tutte le loro attività in una tipologia di Ets differente. Il decreto non dovrà spiazzare il singolo soggetto ma neppure le loro reti, perché dobbiamo ricordarci che il 55% del Terzo settore è organizzato in reti… In questo senso è fondamentale costruire la convergenza fra livelli istituzionali differenti dal momento che si passerà da una legittima autonomia della gestione degli albi regionali da parte delle regioni ad una autonomia coordinata dal Registro Unico Nazionale. Altro elemento importante, è che contestualmente all'avvio dell'operatività del Runts ci siano effettivamente le autorizzazioni UE al nuovo dispositivo fiscale – quindi è urgente l’invio della richiesta alla Commissione europea, ma anche la predisposizione dell'impianto di vigilanza delle imprese sociali, per far sì che tutti gli Ets quando la riforma entrerà a pieno regime, abbiano anche il relativo impianto di vigilanza.

In legge di bilancio sulla cooperazione allo sviluppo – le cui risorse sono già state ridotte in passato – non è arrivato alcun segnale di ripresa. Con questa prospettiva, il rapporto fra Aiuto Pubblico allo Sviluppo e ricchezza nazionale si allontana ulteriormente dall’obiettivo dello 0,70% da raggiungere entro il 2030.
Eravamo allo 0,30% e siamo precipitati allo 0,24%. Se vogliamo lavorare in maniera seria alla stabilizzazione dei Paesi di origine delle migrazioni occorrono investimenti costanti, magari finalizzati, ma certamente questo tema va rimesso nell’agenda della politica in termini costruttivi e coordinato non solo con i progetti di accoglienza e di integrazione ma anche di cooperazione allo sviluppo.

Le priorità di lavoro per la ministra Catalfo quindi quali sono?
La messa in funzione del RUNTS, contestualmente alla autorizzazioni UE e alla vigilanza sulle imprese sociali; lo sblocco del parere del Consiglio di Stato sull’art 6; il decreto sull’art 7 sulla raccolta fondi e le erogazioni liberali in natura. Queste informazioni regolative sono fondamentali per determinare comportamenti e scelte degli enti di Terzo settore. Ma anche il dispositivo fiscale e l’interpretazione dell’articolo 79 sono elementi importanti.

Diceva prima che per il Terzo settore non si esaurirà nel dare attuazione alla riforma e citava anche la lotta alla povertà fra i grandi temi di impegno per il 2020. Fra pochi giorni, il 17 gennaio, sarà un anno dalla prima approvazione del Reddito di Cittadinanza e nei giorni scorsi da più parti è arrivata la richiesta di rivedere lo strumento. Il Forum è tra i fondatori dell’Alleanza contro la Povertà: pensa che si debba mettere mano al Reddito di Cittadinanza?
Sul tema del contrasto alla povertà gli strumenti vanno verificati, occorre capire se sono capienti e adeguati, il Terzo settore nelle sue diverse forme è molto impegnato sul tema, che non può uscire dall’agenda perché la povertà non è purtroppo un problema superato nel nostro Pase. Se mi si chiede se è importante avere una strategia di contrasto alla povertà, la mia risposta non può che essere che sì, essa è urgente e necessaria e deve essere capace di cogliere la poliedricità del fenomeno. Dobbiamo metterci sicuramente nelle condizioni di affrontare in modo strutturale la povertà delle persone che non sono nelle condizioni oggettive di lavorare, cioè di poter partecipare con il lavoro alla costruzione del bene comune. In questo senso un supplemento di riflessioni sulle misure a disposizione del paese può essere importante. Io penso che ci sia bisogno anche di strumenti di redistribuzione della ricchezza che guardano al futuro. Continuo a considerare due strumenti diversi quelli che combattono la povertà assoluta e quelli che rispondono alla sfida di avere politiche attive del lavoro più efficaci. Sono due target diversi e due strumenti diversi, ma hanno bisogno di essere integrati.

Nel nuovo numero di VITA, con la quinta edizione dell’Italy Giving Report, registriamo per la prima volta dopo tre anni di crescita significativa un arresto nella crescita delle donazioni da parte degli italiani, che si fermano a quota 5,320 miliardi di euro. Si tratta di un calo dello 0,87%: non drammatico ma comunque un campanello d’allarme. Stiamo parlando del 2017, l’anno della ripresa economica. Che è anche l’anno in cui Di Maio e Salvini lanciarono la retorica virulenta contro le ong che fanno soccorso in mare e quello in cui il Censis ci definì come “l’Italia del rancore”.
Francamente, non so quali sono i dati giusti da mettere in fila. Lei mi dice questo -0,87%, ma allo stesso tempo sappiamo anche che in questi anni anni il 5 per mille invece è sempre cresciuto, arrivando a sfondare il tetto dei 500 milioni. Forse si sta delineando una scelta di canali differenti nei comportamenti donativi degli italiani, più che un calo. Cercherei quindi di non trarre campanelli d’allarme impropri: tutti i dati ci dicono che gli italiani che si impegnano sono in aumento, che il valore economico del Terzo settore cresce e stiamo chiedendo di aumentare la capienza del 5 per mille proprio per assecondare - dati alla mano - i comportamenti donativi degli italiani… Inoltre vorrei verificare i comportamenti donativi con le nuove agevolazioni fiscali, su questo punto c’è una aspettativa importante da parte di imprese e cittadini, perché cambia moltissimo. La riforma ha imbastito uno strumento potenzialmente molto interessante, ma al momento è inerte, congelato. Un bellissimo impianto che in pratica non abbiamo ancora sperimentato. Dobbiamo evitare che un'attesa troppa lunga spenga le aspettative create intorno a questo impianto.
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