Il programma del nuovo esecutivo per il Terzo Settore

I governi si giudicano sui fatti, non sulle parole. Tuttavia, quando da queste emerge una visione così organica, profonda e di lungo periodo, qualche speranza è legittima. A caldo, tuttavia, vorrei provare a commentare il passaggio che credo possa più direttamente interessare i lettori di Vita: quello sul Terzo Settore e sullo sviluppo sostenibile. “Chiariremo il ruolo del terzo settore e del contributo dei privati al Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza attraverso i meccanismi di finanziamento a leva (fondo dei fondi)”, ha detto Mario Draghi nel suo discorso al Senato.

Il passaggio, nella sua brevità, non brilla per limpidezza. Soprattutto se raffrontato con la chiarezza di visione che, complessivamente, sembra emergere dal resto del discorso. Il “chiarimento” dovrebbe costituire il fine (e non l’oggetto) di una dichiarazione di programma.
Ciononostante, dalla frase sembrano emerge due elementi di analisi: i) la vaghezza dell’attuale PNRR sul punto e ii) la previsione di un ruolo più specifico. Il terzo elemento, forse quello più importante dal punto di vista programmatico, è di carattere metodologico. Si parla del fondo di fondi.

Si tratta di un passaggio che, per quanto laconico, potrebbe far pensare ad un miglior utilizzo del c.d. impact investing e della finanza sostenibile. Il riferimento, infatti, concerne un meccanismo tipicamente utilizzato all’interno delle politiche di investimento; sia a livello nazionale che europeo; sia a livello privato che pubblico. Il fondo di fondi è normalmente un fondo di investimento che investe in quote di altri fondi comuni, anziché investire il patrimonio raccolto direttamente in asset finanziari (azioni, obbligazioni, derivati, ecc...).

L’anchor investor principale può essere rappresentato dallo Stato, magari attraverso Cassa depositi e prestiti, come nel caso del Fondo di Investimenti per Abitare: fondo di fondi, di circa 2 miliardi, che investe in fondi immobiliari impegnati sul fronte del social housing. A differenza di un tradizionale fondo azionario o obbligazionario, il gestore non sceglie le singole azioni o obbligazioni; si limita alla scelta e selezione di ulteriori fondi comuni su cui investire il capitale raccolto.

Attraverso questo meccanismo si cerca di sfruttare una sorta di effetto leva, capace di moltiplicare il finanziamento (in questo caso pubblico). Oltre al moltiplicatore finanziario, che permette di moltiplicare le (scarse) risorse di bilancio, attraendo fondi privati e pubblici, esiste anche: i) un effetto “leva politica”, fornendo incentivi agli intermediari finanziari a perseguire determinati interessi strategici; ed un effetto “leva istituzionale”, beneficiando delle competenze dei diversi stakeholder coinvolti nella catena di attuazione.

Lo sviluppo del Terzo Settore, tramite strumenti di finanza innovativa, costituisce peraltro un obiettivo già indicato della Riforma del Terzo settore (1). Si pensi ai titoli di solidarietà e alla Fondazione Italia sociale. Tale Fondo di fondi, pertanto, potrebbe (ma il condizionale è d’obbligo) utilizzare alcune risorse di Next Generation EU per investire, a sua volta, nei c.d. EuSEF (i fondi europei per l’imprenditoria sociale, di cui al Reg. (EU) no 346/2013) e rientrare nel c.d. “Piano d'Azione per la finanza sostenibile” (2) . In esso, come già specificato in altre occasioni, l’UE ha delineato la strategia e le misure da adottare per la realizzazione di un sistema finanziario in grado di promuovere uno sviluppo autenticamente sostenibile sotto il profilo economico, sociale e ambientale, contribuendo ad attuare l'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.

La Sostenibilità, a livello europeo, è sempre più la sintesi di tutte queste componenti e di una visione specifica di sviluppo che sembra costituire la cifra più caratterizzante del progetto di Draghi. È plausibile, pertanto, che il ruolo pensato per il Terzo Settore italiano s’inserisca proprio in tale ottica di sviluppo integrato.

(1) Per un approfondimento scientifico, sia consentito il rinvio ad A. Mazzullo, (2017). Il nuovo codice del Terzo Settore. Aspetti civilistici e tributari; Giappichelli; Id, (2019). Diritto dell’imprenditoria sociale. Dall’impresa sociale all’impact investing, Giappichelli.
(2) Per un approfondimento scientifico del framework normativo, sia consentito il rinvio a A. Mazzullo, (2021). Disclosure e sustainable finance. Dall'informazione del cliente alla conformazione del mercato sostenibile, in jus on line; Id, (2020). Rethinking Taxation of Impact Investments. In Contemporary Issues in Sustainable Finance (pp. 37-59).
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