Ecco l'Enciclopedia del Terzo Settore

Il Terzo settore è un mondo di cui si parla in modo improprio e in cui concetti, termini, linguaggi sono sparsi in una miriade di fonti e contenuti. Anffas così ha immaginato un unico contenitore in cui andare a inserire norme, testi, parole chiave, che sarà il primo pezzo di un progetto analogo ma a 360 gradi del Forum. Speziale: «C’è grande scetticismo attorno alla riforma, non possiamo nasconderlo. Ma non per la riforma, che entusiasma, ma per il fatto che non ne si sta seguendo l’attuazione»
Dubbi e domande sulla Riforma del Terzo Settore? Per rispondervi nasce WikiAnffas, “una enciclopedia” online del Terzo settore, disponibile a tutti, gratuitamente, tramite web e continuamente implementabile grazie al contributo attivo di tutti. Verrà lanciata il 20 novembre a Roma, presso l’Hotel Roma Aeterna (via Casilina 125), nel corso dell’evento finale del progetto “ETS Sviluppo IN-Rete” promosso da Anffas e cofinanziato dal Ministero del Lavoro e Politiche Sociali (annualità 2017 a valere sul fondo per il finanziamento dei progetti e attività d’interesse generale nel terzo Settore di cui all’art.72 del d. legislativo n.117/2017).

Il progetto, nato per rispondere al grande bisogno di informazione da parte gli Enti del Terzo Settore in relazione alla recente Riforma, si chiude dopo 18 mesi intensi, che hanno visto persone di una novantina di enti della rete Anffas incontrarsi in cinque incontri formativi svoltisi a Roma e Milano. Il progetto “ETS Sviluppo IN-Rete” ha consentito di implementare un modello operativo teorico-pratico per lo sviluppo delle Reti Associative del Terzo settore e degli enti che le compongono, a partire da quella Anffas, e il rafforzamento della loro capacity building.

Roberto Speziale è presidente di Anffas e coordinatore della Consulta disabilità del Forum Terzo settore. Il punto quindi qual è? Che con l’entrata in vigore della riforma del Terzo Settore l’intero mondo del non profit si dovrà attrezzare non solo per adeguarsi alle nuove previsioni normative ma anche per cogliere le opportunità di sviluppo? Il potenziamento della propria capacità di operare in rete è una leva? Quali difficoltà? Quali risultati?Il nostro progetto entra nei gangli della riforma del Terzo settore. “Cosa devono sapere le associazioni, soprattutto quelle familiari?”: siamo partiti da lì. L’idea è quella che adeguarsi alle novità della riforma non è solo un mero adempimento, ma un’opportunità. Come saperla cogliere? Oggi per stare al passo nel Terzo settore c’è bisogno che anche l’area delle professioni si orienti per cogliere i nuovi strumenti, penso al capacity building e a tutto il tema dell’accountability che non è solo rendicontazione da bilancio sociale ma una responsabilità sociale nel rendere evidente il concreto impatto della nostra azione sulle persone e sulle comunità, il valore aggiunto che gli ETS devono portare in termini di miglioramento della coesione sociale, dello sviluppo sostenibile, di bene comune, di solidarietà. Tutto questo raramente viene identificato come elemento di valore, da più parti si sente parlare della riforma come di una serie di adempimenti, di norme fisali e codicistiche. Ma questo approccio tende a sminuire la grande opportunità che la riforma porta con sé e che si può cogliere solo centrandosi sugli aspetti valoriali e motivazionali introdotti dalla riforma.

Vi siete rivolti solo alla rete Anffas?
Il progetto voleva elevare il grado di competenza innanzitutto degli appartenenti alla nostra rete, ma sono stati presenti anche soggetti esterni. Complessivamente nei 5 eventi nazionali abbiamo avuto circa 600 persone, che si sono incontrate 5 volte. Si è trattato di un percorso base, che non si esaurisce qui. In maniera indiretta, saranno 576mila le persone che nel prossimo anno continueranno a godere del lavoro fatto.

Che cos’è WikiAnffas?
“ETS Sviluppo IN-Rete” si conclude adesso dopo 18 mesi di lavoro: significa la sua ideazione risale ormai a circa due anni e mezzo fa, se non tre. In questo arco di tempo ci è venuto in mente che il Terzo settore è un mondo di cui si parla in modo improprio e in cui concetti, termini, linguaggi sono sparsi in una miriade di fonti e contenuti. Per esempio io chiedo spesso perché il Terzo settore si chiama “terzo”, e la gente non lo sa. Allora abbiamo immaginato un unico contenitore in cui andare a inserire norme, testi, parole chiave: qualcosa come wikipedia, che implementiamo nel tempo attraverso una modalità collaborativa, come una piazza virtuale in cui tutto il nostro mondo può confluire. Chiaramente WikiAnffas avrà un focus specifico su disabilità e associazionismo familiare, dal momento che il Forum del Terzo settore ha un analogo progetto collegato al percorso formativo Capacitazione, ovviamente più ampio, a 360 gradi, che andrà dalla cooperazione internazionale all’impresa sociale... ecco che noi diventiamo un pezzo del puzzle.

Quali sono gli scenari futuri per la Rete Anffas alla luce del progetto ETS Sviluppo In Rete?
Dall’intero progetto è venuto fuori che l’aspetto valoriale – il dare valore al lavoro e a chi opera nel Terzo settore - è il più rilevante, che ha messo in secondo piano gli aspetti burocratici. È emersa con forza la voglia di mettersi in gioco e di sviluppare nuove e diverse capacità, per usare i nuovi strumenti che la riforma consente. Penso in particolare a tutto il nuovo tema della necessità di attirare nuove risorse sia di raccolta fondi che di investimento di capitale attraverso l’impresa sociale, per progressivamente dipendere sempre meno da risorse pubbliche. Ma anche il tema della coprogrammazione che dovrebbe aprire un nuovo rapporto fra ETS e Pubblica Amministrazione, anche in tema di sussidiarietà. Il Terzo settore non si riconosce nell’essere fornitore di servizi, quello fa parte di una distorsione avvenuta negli anni.

La percezione rispetto alla riforma, concretamente, qual è?
C’è in effetti grande scetticismo, non possiamo nasconderlo. Ma non per la riforma, che entusiasma, ma per il fatto che non ne si sta seguendo l’attuazione: ad oggi, per fare un esempio, non è stato ancora definito il decreto per attivare il registro unico nazionale. Tutta questa incertezza, questa modalità non puntuale e non attenta di interpretazione e definizione di atti crea un disorientamento e alla fine porta ad avere scetticismo, se non addirittura una reazione negativa. Che porta a leggere la riforma anziché come opportunità come una serie di adempimenti a cui si guarda con il terrore di fare errori. La forza del nostro mondo invece sono i valori e i dati dell’ultimo censimento Istat, con il Terzo settore ancora in crescita, dicono di una realtà molto radicata, che resiste a prescindere.
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