Sanificazione degli ambienti: i vantaggi per il Terzo Settore

i amplia l’ambito applicativo del credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale. Il decreto Rilancio consente la possibilità di fruire del bonus anche agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti. Il decreto legge vuole così fornire un sostegno maggiore agli enti coinvolti nell’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus. Il credito d’imposta è pari al 60 per cento delle spese sostenute nell’anno 2020, mentre l’importo massimo è di 60.000 euro per ciascun beneficiario. E’ utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta di sostenimento della spesa ovvero in compensazione.

Il decreto Cura Italia e il decreto Liquidità sembrano attribuire minore importanza alle attività svolte dagli enti non commerciali o, più in generale, dagli enti del Terzo settore.
In base ad un’interpretazione letterale dell’art. 64 del D.L. n. 18/2020, i predetti enti che non esercitano attività commerciali, non possono fruire del credito d’imposta riconosciuto per la sanificazione dei locali utilizzati per l’esercizio dell’attività istituzionale. Ora, però, il problema è stato risolto. Il decreto Rilancio (D.L. n. 34/2020) ha esteso tale beneficio anche agli enti non commerciali.
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Primo cambiamento di “rotta” del decreto Liquidità
Il legislatore si è reso conto che gli enti non commerciali, le cui entrate sono costituite esclusivamente da proventi istituzionali (quote associative, liberalità, etc), sarebbero restati esclusi dalla sospensione dei termini di versamento delle ritenute e dei contributi.
In conseguenza di ciò, l’art. 18, comma 5 del D.L. n. 23/2020 ha previsto una sospensione ad hoc per tutti gli enti non commerciali e non solo per le Onlus, le ODV e le APS. La disposizione prevede che “I versamenti di cui alle lettere a) dei predetti commi 1 e 3 nonché quelli di cui ai commi 2 e 4 sono altresì sospesi per gli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che svolgono attività istituzionale di interesse generale non in regime d’impresa”.
Trattandosi di enti che non esercitano attività commerciali, la sospensione è limitata alle ritenute operate sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, e ai relativi contributi previdenziali e assistenziali. Pertanto, se l’ente in questione si avvale dell’opera di lavoratori dipendenti potrà automaticamente considerare sospesi i termini dei versamenti relativi ai mesi di aprile e maggio 2020.
In precedenza, invece, il decreto Cura Italia prevedeva una sospensione analoga, ma solo per le Onlus, le ODV e le APS.
Modifiche al credito d’imposta per le spese di sanificazione
Il decreto Liquidità non ha eliminato lo stesso errore con riferimento all’attribuzione del credito d’imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro. L’art. 64 del D.L. n. 18/2020 prevede che “Allo scopo di incentivare la sanificazione degli ambienti di lavoro, quale misura di contenimento del contagio del virus, ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione è riconosciuto, per il periodo d’imposta 2020, un credito d’imposta, nella misura del 50 per cento delle spese di sanificazione …”.
In base ad un’interpretazione letterale non sussistono dubbi che se l’ente in questione non svolge, neppure marginalmente, un’attività di tipo commerciale, non possa beneficare del credito d’imposta. La disposizione non è stata corretta neppure dall’art. 30 del decreto Liquidità, che ha esteso la possibilità di fruire del credito di imposta di cui all’art. 64 all’acquisto di attrezzature volte ad evitare il contagio del virus COVID – 19 nei luoghi di lavoro.
La correzione è finalmente arrivata con il decreto Rilancio. Il decreto legge approvato ha esteso la possibilità di fruire del credito d’imposta relativo alle spese sostenute per la sanificazione e all’acquisto di dispostivi anche in favore degli enti non commerciali. Possono fruirne anche gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti. Il predetto credito è pari al 60 per cento delle spese sostenute nell’anno 2020. L’importo massimo è di 60.000 euro per ciascun beneficiario.
Il credito d’imposta è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta di sostenimento della spesa ovvero in compensazione, ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs n. 241/1997.
L’utilizzo del credito non intacca il plafond massimo alle compensazioni elevato da 700.000 a un milione di euro dallo stesso decreto Rilancio.
Non risulta neppure applicabile il limite massimo annuale delle compensazioni dei crediti di imposta di cui al quadro RU del modello dei Redditi, pari a 250.000 euro.
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