Terzo Settore, i limiti alle attività

Le attività diverse esercitate dagli enti del terzo settore potranno essere di qualsiasi tipo purché siano finalizzate a supportare, sostenere, promuovere e agevolare il perseguimento delle finalità istituzionali dell'ente. Esse, tuttavia, per poter essere considerate secondarie devono generare ricavi al di sotto del 30% delle entrate complessive dell'ente o del 66% dei relativi costi complessivi. Il superamento di detti parametri, senza una regolarizzazione nell'esercizio successivo, determinerà la cancellazione dell'ente dal Registro del terzo settore.

È quanto si legge nel decreto emanato dal ministero del lavoro di concerto con quello dell'economia e delle finanze, firmato lo scorso 30 aprile dal ministero del lavoro (si veda Italia oggi del 1° maggio) e finalmente in procinto di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che Italia oggi è in grado di anticipare.

La natura strumentale delle attività diverse

Di estremo interesse, nell'ambito dei 4 articoli che costituiscono il decreto è quanto si prevede nell'art. 2 ove si chiarisce che le «attività diverse» di cui all'art. 6 si considerano strumentali rispetto a quelle di interesse generale se, «indipendentemente dal loro oggetto», gli enti del terzo settore le esercitano «per la realizzazione, in via esclusiva, delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale perseguite» dall'ente stesso. In altri termini, non è, quindi, il tipo di attività a fare la differenza ma solo la loro funzione, che deve essere finalizzata sostenere, supportare, promuovere e agevolare il perseguimento delle finalità istituzionali dell'ente di terzo settore.

Natura secondaria delle attività diverse


L'art. 3 del decreto chiarisce i limiti quantitativi dei ricavi delle attività diverse per far sì che le stesse siano considerabili secondarie.

Le attività in oggetto potranno essere ritenute secondarie se ricorre almeno una delle due condizioni di seguito elencate (è sufficiente quindi il rispetto di una delle due), entrambe relative ai ricavi dell'attività determinati in ciascun esercizio:

- non devono superare il 30% delle entrate complessive dell'Ets;

- non devono superare il 66% dei costi complessivi dell'Ets

Nel bilancio dell'ente dovrà essere evidenziato il criterio utilizzato

Il decreto chiarisce poi, che per il calcolo dei costi complessivi relativi al secondo criterio di computo, rientrino anche i costi figurativi inerenti all'impiego dei volontari iscritti nel registro dedicato, previsto dal codice del terzo settore. Il calcolo dipende dall'applicazione alle ore di attività effettivamente svolte, della retribuzione oraria lorda prevista per la stessa qualifica dai contratti collettivi nazionali, territoriali e aziendali definiti all'art. 51 del decreto legislativo n. 81 del 15 giugno 2015. Si considerano costi, inoltre:

- le erogazioni gratuite di denaro e le cessioni o erogazioni gratuite di beni e servizi per il loro valore normale

- la differenza tra il valore normale dei beni o servizi acquistati per lo svolgimento dell'attività statutaria e il loro costo effettivo di acquisto. Tali disposizioni risultano, ovviamente agevolative per l'ente ai fini del rispetto del rapporto inerente costi e ricavi.

Obblighi e sanzioni

Nel caso di mancato rispetto dei limiti indicati dal decreto in commento, l'articolo 4 prevede che gli amministratori dell'ente, entro 30 giorni di tempo dalla data di approvazione del bilancio debbano inviare un'apposita segnalazione agli uffici del Registri Unico nazionale del terzo settore (Runts) competente , o in alternativa, la comunicazione può essere effettuata alle reti associative di riferimento o ai centri di servizio per il volontariato. Il mancato rispetto dei limiti nel corso di un esercizio, può essere recuperato nell'esercizio successivo. In termini pratici, se si sceglie il criterio dei rapporti fra ricavi ed entrate complessive dell'ente (non superiori al 30% e la percentuale dell'anno 2021 fosse ad esempio del 40%, nell'esercizio 2022 l'ente potrà, di fatto, regolarizzare la propria posizione non superando nell'esercizio successivo l'anzidetto rapporto ed attestandosi al limite del 20%. Molto alto il prezzo da pagare per chi supera nel biennio le dianzi previste percentuali. In tali circostanze è infatti prevista la cancellazione dell'ente dal registro del terzo settore.
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