Biennale di Taranto: prossimità fra Terzo Settore, istituzioni ed enti produttivi

L’esperienza della Biennale di Taranto, tra buone pratiche condivise e il lavoro dei gruppi di studio, rende “più concreta" l'idea di prossimità. Imprime “un’evoluzione significativa” al confronto sul tema e, grazie anche all'impegno delle “aree di scambio” delle giornate nel capoluogo pugliese, ne delimita “l’area di pensiero e di azione” e la definisce come "la capacità di condensare verso un percorso comune il cammino del terzo settore, delle Istituzioni e del mondo produttivo”. Un percorso in cui è determinante “l’azione propositiva e positiva dei corpi sociali che con le loro esperienze e pratiche hanno mostrato un’inedita natura propulsiva e generativa di soluzioni concrete a bisogni sociali”.

Biennale Prossimità 2019 persone in sala
Tra le elementi sottolineati dal team di ricerca l'importanza di un coprotagonismo tra enti del terzo settore, imprese e istituzioni locali: gli interventi di prossimità, sottolineano, si pongono in partnership con l’ente pubblico e non in alternativa, tenendo conto che il finanziamento pubblico, pur non così ingente, è comunque significativo. Importante anche la tendenza replicare come un modello in diverse aree nel paese gli interventi di prossimità: dalle social street agli empori solidali, dalle iniziative di contrasto allo spreco alimentare a vantaggio degli indigenti.

“Quell'io trasformato in noi”. Non solo numeri ma attenzione ai processi emotivi che la partecipazione alla Biennale attiva nelle persone: un "riconoscersi in un marchio, del quale non si rivendica la paternità, ma la responsabilità comune di farlo crescere in coerenza ed efficacia".
Rigenerazione degli spazi per la loro trasformazione in luoghi. Nella città vecchia di Taranto ad alcuni splendidi palazzi si affiancano aree degradate, ma anche quest’ultime, percorse dalle attività e dal calore della Biennale, hanno acquisito una vita nuova. I vicoli si sono trasformati in laboratori, la via Duomo che attraversa l’Isola è divenuta un salotto dove chiacchierare, le piccole piazze hanno assunto la veste di sala prove per gli spettacoli teatrali che sarebbero stati messi in scena.
Visioni differenti. A caratterizzare i contenuti delle aree di scambio (partecipazione, carcere, cibo, giovani, povertà, salute, comunità, luoghi, lavoro, eco sostenibilità, ambiente, beni comuni, innovazione civica, inserimento lavorativo, housing, impresa e migranti) vi è stato l’incontro tra esperienze portatrici di visioni e approcci differenti (poco consueti) allo stesso tema. Tra tutte forse quella più esemplificativa l’area dedicata ai “Comuni Fuori dal Comune”, dove i rappresentanti di amministrazioni diverse provenienti da tutta Italia si sono lasciati guidare in un approccio pionieristico all’esercizio dell’azione amministrativa. Adottando forme di co-programmazione e co-progettazioni, si sono resi disponibili ad accettare la sfida della prossimità.
L’emozione. Ciò che la Prossimità lascia dentro ai partecipanti è una grande quantità di emozioni. Emozione nella cena di strada che ha accolto commensali disposti a condividere chiacchiere e cibo, l’emozione delle donne Tarantine che hanno insegnato a grandi e piccini venuti da fuori qualche passo di “pizzica”, l’ emozione negli occhi lucidi di chi domenica mattina ha detto di aver trovato un po’ di speranza nella prossimità che sta invadendo l’Italia.

A evento concluso arriva anche dai numeri la conferma di una edizione importante (la prima organizzata nel Mezzogiorno): circa 700 partecipanti, 17 promotori nazionali, 172 enti iscritti, 16 grandi temi di prossimità, 40 ore di confronto su focus specifici, 54 ore di esibizioni con 328 artisti 28 membri del comitato locale. La Biennale riprenderà il suo percorso di progettazione nei prossimi mesi, ma proseguono le iniziative collegate, che a partire da Taranto si svilupperanno alla ricerca di una casa per biennale 2021.
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