Assistenti civici: la risposta del Terzo Settore

Sugli assistenti civici arriva la prima interrogazione parlamentare. Dopo la presa di distanze del Viminale, che ha specificato che «le decisioni sono state assunte, senza preventiva consultazione del ministero dell’Interno» e che «la loro istituzione non dovrà comportare compiti aggiuntivi per le prefetture e per le forze di polizia già quotidianamente impegnate nei controlli sul territorio», dalla maggioranza arrivano i primi pollici giù.

I senatori Annamaria Parente e Davide Faraone (IV) hanno depositato oggi una interrogazione orale con carattere d’urgenza, rivolta al Ministro per gli affari regionali e le autonomie e al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. In particolare poiché - a quanto sembra - il bando sarebbe rivolto a volontari maggiorenni individuati tra disoccupati, percettori di reddito di cittadinanza o di ammortizzatori sociali, che avrebbero la funzione di far rispettare il distanziamento sociale sul territorio del comune, i senatori ricordano che «le funzioni "ispettive" riguardanti il rispetto del distanziamento sociale dovrebbero essere appannaggio del controllo delle forze dell’ordine», mentre «sarebbe auspicabile mettere a disposizione del volontariato l'attività svolta dagli assistenti civici, indirizzandola in particolar modo al supporto delle persone maggiormente bisognose e delle fasce di popolazione più deboli».

I senatori chiedono ai Ministri

quali misure intendano adottare al fine di chiarire se il bando suddetto sia rivolto anche ai percettori di reddito di cittadinanza e di cassa integrazione, e, in caso affermativo, quali modifiche normative intendano introdurre al fine di consentire l'impiego di detti destinatari nell’attività di assistenti civici;
quali siano i criteri e le modalità di coordinamento tra le funzioni svolte dagli assistenti civici in tema di controllo del distanziamento sociale e le funzioni svolte dai vigili urbani e dalle forze dell’ordine;
se non ritengano opportuna, piuttosto, la predisposizione di un intervento mirato al rafforzamento delle risorse destinate al servizio civile dei giovani, al fine di potenziare il sostegno alle fasce popolazione più deboli, le quali hanno risentito e stanno tuttora risentendo maggiormente dei disagi creati dall'emergenza epidemiologica e dalle misure restrittive adottate per contenere la diffusione dei contagi.
Anche l'onorevole Maria Chiara Gadda (IV) critica la proposta, bollandola come «assurda» e invitando il ministro Boccia a «ritirarla subito» sia perché non è mai stato discussa ai tavoli di maggioranza sia perché «svilisce la funzione del volontariato e del servizio civile universale». «L’assistenzialismo mascherato da Terzo settore non può proprio funzionare, chi lo ha proposto evidentemente dimostra di non conoscere per niente i volontari e come funziona il mondo del volontariato. Un bando fatto così dalla Protezione Civile, non ha senso. Non vorrei che così facendo si gettasse un colpo di spugna sul concetto di sussidiarietà, e passasse il messaggio che al Terzo Settore non servano professionalità e coordinamento di rete. Si prosegua, piuttosto, nel solco tracciato dalla riforma, assegnando a tutti gli enti il ruolo da protagonisti che gli spetta nella definizione di un nuovo modello di welfare e inclusione sociale. E sui giovani, il servizio civile diventi davvero universale promuovendo la partecipazione dei ragazzi che possono dare un enorme contributo di competenze, come ha già proposto la ministra della famiglia».

Il senatore Tommaso Nannicini, postando l'articolo di Vita, scrive che «abbiamo bisogno di professionisti del bene comune e del welfare di comunità, non di vigilantes. Prima di lanciare programmi improvvisati torniamo a investire seriamente su servizio civile, volontariato e terzo settore».

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