Terzo Settore, Auser esempio di inclusione degli anziani

Niente è impossibile per il terzo settore, neanche in tempi di Covid. Lo sanno bene all'Auser, che nonostante le evidenti difficoltà che l'emergenza ha comportato, è riuscita a portare avanti due progetti sostenuti da Fondazione Carispezia. Le iniziative messe in campo sono "Il mondo dentro casa" e un altro nato nel corso dell'emergenza "Noi ci siamo, soccorso domiciliare".
Il primo ha preso forma nel 2017 e prevedeva corsi di alfabetizzazione digitale per gli anziani over 70 che non escono spesso di casa. Si è trattato di un progetto molto ampio che è arrivato fino a Maissana e che ha permesso a una signora ultranovantenne di poter rimanere in contatto con il figlio che non poteva raggiungerla a causa dell'emergenza coronavirus.
A entrare nel dettaglio è Maria Giovanna Nevoli dell'Auser. "L'obiettivo era proprio quello di raggiungere gli anziani che non escono di casa attraverso la tecnologia. In principio pensammo all'utilizzo dei personal computer ma si trattava di macchinari più complessi e quindi abbiamo scelto dei tablet. Li abbiamo acquistati con il sostegno della Fondazione Carispezia. Attraverso un percorso formativo per i tutor e il loro lavoro di sostegno domiciliare abbiamo istruito un gruppo di persone anziane all'uso di questi apparecchi. Ed è così che il mondo è entrato nelle loro case, per citare il titolo del progetto. Non è stato semplicissimo e siamo riusciti a intercettare, in autonomia, gli anziani che avrebbero potuto rientrare nell'iniziativa. Abbiamo raggiunto persone dei distretti sociosanitari 17,18 e 19. Abbiamo seguito una signora di Luni, un'altra nel Comune di Maissana, Lerici e alla Spezia. L'età media supera i 70 anni. Sono state importanti le segnalazioni e il ruolo dell'Auser stessa tramite la quale si porta avanti anche l'iniziativa di 'compagnia telefonica' (chi vive solo viene contattato da Auser per una chiacchierata oppure per recepire eventuali necessità della persona che riceve questa telefonata, Ndr). Per il 'Mondo dentro casa' è stato fatto un percorso formativo agli studenti, che hanno partecipato, anche con il supporto di una psicologa che ha spiegato loro come approcciarsi agli anziani per trasmettere le conoscenze adeguate al fine dell'utilizzo dei device. Il percorso cominciava con una visita, assieme alle nostre volontarie, ai destinatari del progetto. La coordinatrice del progetto è un'assistente sociale in pensione che assieme ad un'altra formatrice e un informatico hanno indirizzato i ragazzi. Non è stato un percorso semplice e poi siamo arrivati alla vigilia dell'emergenza Covid-19. Avevamo stabilito anche un contatto con gli scout laici del Cngei. La chiusura del progetto prevedeva anche un grande evento che non è stato possibile portare a termine, proprio a causa della situazione sanitaria dovuta al coronavirus, siamo comunque soddisfatti per come è andata e l'esempio è quello della signora Giuliana, 90 anni, che non poteva vedere il figlio: si è potuta connettere e si sono videochiamati".
L'altro progetto è interamente legato all'emergenza Covid-19. Fondazione Carispezia ha messo a disposizione 9mila euro che sono serviti per 500 servizi tra consegna spesa e medicinali, anche a persone che erano in quarantena.
"Abbiamo lavorato - prosegue Nevoli - in tutto il territorio provinciale. In questo progetto rientrava anche la 'compagnia telefonica'. E' stata fondamentale perché il senso di paura e isolamento che può coinvolgere gli anziani è stato ed è molto forte. I nostri volontari hanno saputo garantire necessità primarie: dal ritiro di presidi sanitari, alla consegna di farmaci. In tutto questo percorso siamo stati sostenuti dalla disponibilità delle persone, tra queste ci sono una donna marinaio e una poliziotta. Anche se non erano dell'associazione sono state un validissimo aiuto. Con la 'compagnia telefonica' abbiamo avuto più di 300 contatti e da qui è nato un progetto parallelo: 'Ti racconto la mia vita'. E' stata un'esperienza davvero importante, che potrebbe portare ad una pubblicazione. Questo progetto ha permesso che intercettassimo dei narratori che contattavano periodicamente gli anziani che hanno dato la loro disponibilità a raccontarsi. In questo caso erano coinvolte le scuole e tre studenti mi hanno consegnato il loro elaborato. Anche altre persone hanno dato la loro disponibilità a diventare narratori. Sono uscite delle belle storie. Gli anziani si sono raccontati e si sono venute a creare delle vere e proprie relazioni. Una ragazza, ad esempio, ora che si può uscire di casa si incontra periodicamente con un'anziana conosciuta tramite questo progetto. Il contributo della Fondazione Carispezia è stato fondamentale".
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