Terzo Settore, associazioni palermitane lanciano un appello

ll Sole 24ore del 27 marzo su dati Banca d'Italia, stima che in due mesi di “quarantena” le famiglie italiane al di sotto della soglia di povertà potrebbero aumentare di circa 260mila unità. La percentuale di nuovi poveri sarà concentrata maggiormente al Centro e al Sud del Paese. Mentre tutte le forze sono inevitabilmente concentrate nell'emergenza sanitaria, la questione sociale comincia a emergere sempre più concreta.
Contrastare l’entrata in povertà delle famiglie è la lotta che dobbiamo cominciare adesso, perché sappiamo che uscire dalla povertà è più difficile che entrarci.
Per dispiegare un'efficace azione di contrasto all'impoverimento di molti e al conseguente imbarbarimento delle relazioni sociali, saranno necessarie ingenti risorse economiche; ma senza il coinvolgimento attivo delle competenze, delle esperienze e delle reti territoriali proprie del Terzo Settore, ogni ipotesi di intervento risulterà, nella migliore delle ipotesi, poco efficace se non fallimentare.
Al sud in particolare il terzo settore è l’ossatura, l’anima e il pilastro del welfare: nei servizi alla persona, nel contrasto alla povertà educativa, nella partecipazione culturale, nell’accoglienza, nella difesa dei diritti.
Il terzo settore è un mondo variegato, quello che noi rappresentiamo non fa filantropia e non fa beneficienza, compie azioni civiche, sostiene l’agire collettivo dal basso e ha come missione il cambiamento sociale e non la mera dimensione assistenziale.

Quello che facciamo nei nostri spazi, nelle nostre comunità non è solo erogazione di servizi ma produzione di pensiero e agire collettivo sulle disuguaglianze, sugli spazi pubblici, sulle relazioni e i diritti: ossia, creazione e manutenzione della coesione sociale.
Lo facciamo attraverso il nostro lavoro che vogliamo sia riconosciuto nella sua qualità e necessità, nella sua professionalità e bisogno di continuità e stabilità, non dipendente da una distribuzione di risorse le cui logiche sono vetuste e spesso contraddittorie.

Il cosiddetto «lavoro sociale» anche e soprattutto in un momento come questo, ci racconta di come la crescita delle disuguaglianze di reddito e di riconoscimento non sia una sorta di disfunzione del sistema liberista, ma la diretta conseguenza di una società organizzata a partire dalla competizione individuale. Eppure, con tutti i limiti, il lavoro sociale in alcuni contesti rappresenta l’unica presenza rimasta a contrastare il dilagare della diseguaglianza. In molti quartieri la presenza delle associazioni rappresenta l’unicapossibilità per accedere a spazi di socialità. Senza l’impegno capillare e plurale del terzo settore intere categorie sociali vedrebbero profondamente negati i loro diritti.

Non vogliamo sostituirci al ruolo del pubblico, cui anzi chiediamo di non abdicare alla propria funzione, ma chiediamo nuove alleanze per un welfare in cui il pubblico abbia il ruolo di facilitatore e attivatore in modo da poter rispondere ai bisogni che siamo capaci di intercettare valorizzando le risorse che tanto noi operatori quanto i cosiddetti utenti sappiamo mettere in campo.


La proposta del presidente della Fondazione con il Sud Borgomeo come quella di Carola Carozzone, segretaria generale di Assifero, si fonda su una richiesta di riconoscimento di questo ruolo e di questo valore e non può prescindere da un ripensamento dell’intero sistema di welfare soprattutto nel meridione, da una risemantizzazione della parola sussidiarietà, dal riconoscimento della professionalità, dei diritti e della dignità del lavoro degli addetti al terzo settore. L'emergenza ha solo accelerato l'innesco di un cortocircuito preparato dalle politiche degli ultimi anni: ora è necessario attivarsi sia per superare l'emergenza sia per preparare il futuro prossimo.
Per uscire dal vicolo cieco nel quale parte consistente del Terzo Settore si trova bisogna continuare a mettere a fuoco strumenti e strategie di sostegno al tessuto delle Organizzazioni piuttosto che ai soli progetti.
Guardando all'insieme del variegato mondo del Terzo Settore ci sentiamo di iniziare a proporre qualche strategia d’intervento, limitandoci a tre ipotesi che inquadrano tre differenti interlocutori:

- sul versante del credito e del finanziamento: se il sostegno al credito agevolato è una misura sacrosanta, tuttavia, non aiuta le moltissime organizzazioni che in questo momento hanno bisogno di aiuti a fondo perduto in attesa che si riattivi il ciclo delle attività e dei finanziamenti;
- sul versante delle Fondazioni bancarie e dell'uso dei fondi pubblici attraverso gestori privati (FcS e IS Con i Bambini): bisogna intervenire immediatamente sui cofinanziamenti; moltissime organizzazioni sono stritolate da un meccanismo nel quale vedono ridotto all'osso il riconoscimento dei costi di gestione e per di più sono costrette al cofinanziamento delle attività: tutto ciò non era sostenibile prima dell'emergenza è ora letale per quella parte del Terzo Settore fatto di realtà medio piccole e indipendenti che lavorano con onestà e correttezza;
- sul versante delle P.A.: negli ultimi anni, in particolare in molte realtà del Sud, il combinato disposto “Codice degli Appalti, logica della riduzione dei costi, interpretazione iper-rigida dei sistemi di rendicontazione a protezione degli apparati burocratici”, ha costretto molte Organizzazioni del Terzo Settore nella posizione di centrali di spesa per conto delle Amministrazioni Locali, impedendo il riconoscimento trasparente dei costi di gestione, sviluppo e formazione del personale. Questa logica perversa deve oggi essere superata riservando quote di risorse destinate ai costi finalizzati al mantenimento in vita delle Organizzazioni oltre i progetti per i quali competono (al ribasso).

A partire da queste proposte e guardando anche oltre, il tessuto vasto, variegato e resistente del terzo settore chiede di essere parte attiva nella co-progettazione di un nuovo sistema che considera le recenti proposte tanto di Carlo Borgomeo che di Carola Carazzone come punti di non ritorno nella consapevolezza che le cose fatte durante l’emergenza devono essere i presupposti per una rottura di sistema che porti a un nuovo corso.

È vero, è giunto il tempo di cambiamenti radicali, di sostenere le organizzazioni e uscire dalla logica aberrante dei progetti che non permettono alle organizzazioni di crescere, imparare e dare lavoro stabile, condizioni indispensabili per produrre cambiamento e dare continuità agli interventi.
Al sud ancora di più perché il terzo settore fa il lavoro di base, cuce legami sociali, difende diritti di cittadinanza, contrasta la criminalità organizzata, contrasta la povertà materiale ed educativa Ovvero: concorre a creare e ricreare le condizioni per lo Sviluppo.

L’esperienza di rottura della pandemia ci fa affermare, oggi più di ieri, che non saremo più capaci di farlo alle condizioni di prima; ci servono nuovi strumenti, nuove risorse, nuova fiducia, nuove forme di sostenibilità. Connessioni solidali, capacità di aggregazione e di rete, ascolto, adattamento, energia creativa ed empatia sono il nostro pane quotidiano. Ci servono le condizioni per potere operare in dignità e sicurezza.

Appoggiamo la proposta rivolta al Ministro per il Sud così come la proposta rivolta alla rete di Assifero e siamo pronti, fiduciosi e attenti.
Siamo abituati a essere parte proattiva del cambiamento e vogliamo esserlo anche in una fase cruciale in cui nessuna delle nostre organizzazioni intende interpretare il semplice ruolo di beneficiario di risorse ma ambisce, piuttosto, ad essere attore protagonista del processo rifondativo in atto.

Associazioni firmatarie: Laboratorio Zen Insieme, Per Esempio Onlus, Mare Memoria Viva, Send, Next - Nuove Energie X il Territorio, Moltivolti, Libera Palermo, Addiopizzo, Refugees Welcome Palermo,Maghweb, Emmaus Palermo,San Giovanni Apostolo Onlus, Santa Chiara, Inventare Insieme Onlus - Centro TAU, Incontrosenso, Apriti cuore, Zabbara - Cinema for Inclusion, Clac, In Medias Res, Lievito Onlus, Booq, Acunamatata Onlus, Sguardi Urbani, Kala Onlus, Cesie, Bayty Baytik Onlus, Handala,HRYO, Lisca Bianca.
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