Ets e disabilità, Disabilandia evidenzia la mancanza di norme

“Per quanto riguarda la riapertura delle attività disabilandia è ferma sul fatto di aspettare.

Il motivo è molto semplice, le linee guida uscite a livello governativo sono per i centri diurni Asl e convenzionati Asl

Per noi facenti parte del terzo settore ancora non abbiamo niente di specifico, anche perché dobbiamo sapere che conseguenze a portato la riapertura delle attività.

Il comitato tecnico scientifico è stato molto chiaro che nella fase due le mascherine e soprattutto il distanziamento sociale sono per adesso una forma preventiva.

Detto questo per noi come associazione è un problema ripartire o meglio dobbiamo fare un progetto nuovo di vita con i nostri ragazzi dovuto proprio al momento che stiamo vivendo

Noi come associazione ci occupiamo di ragazzi in età adolescenziale e stavamo portando avanti il progetto di autonomia per il dopo di noi.

Un progetto dove tutto era concentrato sull inclusione sociale, gli incontri venivano fatti all’esterno in gruppi.

I gruppi non sono solo formati di ragazzi disabili ma anche da tutor e compagni di classe che aiutavano i nostri figli ad integrarsi con la società vivendo anche dei weekend in una casa in autonomia.

Tutto questo da febbraio non è più stato possibile farlo e non per colpa di qualcuno ma di un qualcosa più grande di noi.

Per noi famiglie sono stati, e saranno mesi duri perché tutto ciò che i nostri ragazzi avevano (scuola amici sport….) di colpo è stato tolto.

E’ vero che lo è stato per tutti ma mentre il resto delle persone possono e sono in grado di poter riqualificare la propria vita per i nostri ragazzi non è così semplice.

Abbiamo constatato che purtroppo c’è stata una regressione nelle competenze acquisite negli anni e sappiamo benissimo che dovremo rimboccarsi le maniche per riconquistare tutto.

Ma noi famiglie a questo siamo pronte ed abituate.

Il problema di una riapertura adesso sta nel dover attivare:

rapporti uno ad uno e non più in gruppi;

attivare i presidi di sicurezza per gli utenti e per gli educatori;

Per i centri diurni si parla di test sierologici ogni dieci giorni a operatori e pazienti e là dove il paziente non collabora allora viene svolto alla famiglia

Mentre per i centri tutto questo è a carico dell’ASL, per noi no.

Tutto questo purtroppo ha un costo e neanche basso. Ora i costi di tutto tra presidi e rapporto uno ad uno sono a dir poco triplicati

Le famiglie non possono di nuovo sobbarcarsi di ulteriori spese anche perché questa pandemia ci ha travolto anche a livello economico ed una rilettura adesso porterebbe anche a lasciare a casa delle famiglie che al momento non possono pagare renette mensile .

Abbiamo avuto una riunione con l’assessore al sociale Andrea Raspanti e Asl che hanno capito bene le nostre esigenze.

Il Comune si sta attivando per un aiuto economico e Asl è stata molto chiara dicendo che è meglio aspettare per capire bene il da farsi, quindi aspettiamo.

Certo è che non è semplice ripartire perché c’è anche il rischio di una nuova chiusura e questo porterebbe anche problemi per i nostri ragazzi quindi, aspettiamo per vedere in una riapertura definitiva.

A livello governativo si è capito che il terzo settore è importante come un centro riconosciuto asl e che le vite degli utenti e dei lavoratori che vi ruotano attorno devono avere un riconoscimento più adeguato e di questo speriamo per il meglio, per i nostri operatori in questi mesi hanno dimostrato una professionalità eccezionionale hanno sempre tenuto contatti con noi e con i ragazzi per non farci sentire soli e stanno collaborando con noi del direttivo per cercare di capire come progettare al meglio una riapertura”.

Elena Mataresi, presidente Disabilandia
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