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Terzo settore, quasi 3 milioni di volontari e 500mila lavoratori

Il Forum nazionale del Terzo settore ha festeggiato i 20 anni di attività. Tutti i numeri di un settore che dà lavoro ed è in linea con gli obietti

Un «esercito» così numeroso non ce l’ha nemmeno la Cina: due milioni e settecentomila persone. Tanti sono i volontari su cui può contare il Forum nazionale del terzo settore che a Roma ha festeggiato i 20 anni di attività con l’evento «Venti di partecipazione». Venti candeline spente insieme al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti, al sottosegretario al Welfare Luigi Bobba e al viceministro alle Politiche agricole, Andrea Olivero oltre che alla folta presenza delle tantissime realtà aderenti. Già, perché in base al rapporto «Le reti del Terzo settore» (terza edizione curata da Gaia Peruzzi dell’Università La Sapienza) presentato nella giornata che era aperta anche al pubblico, quella che emerge è una realtà in costante crescita, capace di creare le condizioni di partecipazione attiva che favoriscono processi di inclusione e sviluppo locale.

In cinque anni i soci del Forum, che rappresentano le principali reti nazionali di Terzo settore, sono passati da 69 a 81 organizzazioni per un totale di 141 mila sedi territoriali, ovvero quasi la metà di tutti gli enti non profit censiti dall’Istat nel 2011 (301.191). I volontari sono oltre due milioni e mezzo, in crescita di quasi un milione rispetto alla prima rilevazione fatta nel 2010. I lavoratori 504.000 rispetto ai 481.000 del 2014. Il valore economico delle realtà che aderiscono al Forum oggi supera i 12 miliardi di euro (almeno due miliardi in più rispetto alla rilevazione precedente).

«Numeri importanti dal punto di vista della rappresentanza, dell’occupazione, e dei profili sociali ed economici – ha detto la Portavoce del Forum Claudia Fiaschi – che raccontano un mondo fatto di relazioni e capitale sociale capace di inventare nuovi legami e soluzioni sociali, di generare innovazione sociale, identità, senso di appartenenza, consapevolezza. L’associazionismo rappresenta il tessuto di cui è pervasa la nostra società».

L’esercito di pace del Terzo settore ingrossa le sue fila. «Da più parti di tanto in tanto si solleva il sospetto che la spinta di partecipazione sociale, solidaristica, civile sia prossima al suo esaurimento - ha affermato la portavoce - che le istanze individuali abbiano ormai preso il sopravvento sulle opzioni mutualistiche e solidaristiche. I dati della nostra ricerca non confermano questo, i venti della partecipazione continuano ancora a soffiare con una forza e in direzioni che non sospettavamo». Dai dati delle ricerche sulle realtà aderenti al Forum, infatti, emerge ancora una volta «un’infrastruttura di resilienza umana, di capitale sociale diffuso e crescente, che opera nelle fondamenta e nella struttura della società italiana. Non arretra quando il fronte economico si ritira, ma si fa avanti e cerca nel suo specifico di sostenere e supplire. Esplora la terra di nessuno che a volte sembra esserci tra il sociale e l’economico, incontra i bisogni degli esclusi, ma al tempo stesso inventa nuove soluzioni sociali, genera innovazione sociale».

Il Terzo settore è anche un grande datore di lavoro. Un’altra categoria di soggetti che registra un notevole aumento è quella dei lavoratori, ovvero di coloro che intrattengono un rapporto contrattuale retribuito . Si passa dai 481 mila del 2014 a 504 mila. In questo caso i dati sono considerati affidabili proprio grazie alla fonte di riferimento, ovvero i registri aggiornati delle organizzazioni, che permettono di contabilizzare il numero esatto di lavoratori per ciascuna organizzazione.

Il Terzo settore si dimostra al passo con i tempi e con la richiesta di sostenibilità che viene dal basso, ma anche dall’alto. Come dicono i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu. Così, un altro report («Il Terzo settore e gli obiettivi di sviluppo sostenibile») rivela la grande sintonia tra le attività delle organizzazioni e le sfide universali del nostro secolo: nessuno dei 17 obiettivi è estraneo all’impegno del Terzo settore italiano. Dei 51 rispondenti all’indagine (con oltre 200 esperienze ricevute) è emerso che ogni rete è impegnata mediamente in ben nove Sustainable Development Goals (più del 50% degli enti). Quindici enti sono impegnati nel goal 6 (acqua pulita e servizi igienico-sanitari) e 42 nel 3 che riguarda la salute e il benessere. Tutte le attività svolte dagli enti del Terzo settore censite dall’Istat sono riconducibili agli Obiettivi. All’iniziativa è stata conferita la «Targa del Presidente della Repubblica».