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La rivoluzione del Terzo Settore

Cosa cambia con la riforma fra opportunità e criticità

Rivoluzione’: è il termine usato più di una volta sabato mattina (2 dicembre) nell’incontro “Riforma del Terzo Settore: cosa cambia per Volontariato e Promozione Sociale?”, organizzato da Agire Sociale e dal Forum del Terzo Settore di Ferrara presso il cinema teatro Santo Spirito in via della Resistenza. Una rivoluzione che “porterà enormi cambiamenti” e “grandi novità”, anche se si ha spesso “l’impressione che si sottovaluti la sua portata”, hanno sottolineato Chiara Bertolasi, portavoce del Forum ferrarese, e la presidente di Agire Sociale Laura Roncagli.

Eppure di ‘rivoluzione’ si dovrebbe parlare dato che il Codice del Terzo settore, decreto legislativo n° 117/2017 approvato da pochi mesi, con i suoi 104 articoli ruota a 360 gradi attorno a un mondo variegato e immenso, formato da circa 300 mila associazioni, 1 milione di lavoratori e più di 4 milioni di volontari (dati Euricse-Istat).

Per illustrare alcuni dei nuovi assetti che si prospettano per organizzazioni di volontariato e associazionismo sono intervenuti Carlo Mazzini, esperto di legislazione e fiscalità degli enti non profit, e Gabriele Moroni, responsabile nazionale sviluppo associativo Arci.

Mazzini ha chiarito subito che “cambia tutto, anche a livello del rapporto con la pubblica amministrazione deve esserci perciò un cambio di marcia”. A quanto pare, oltre a essere una materia “molto complessa”, la riforma è a oggi un cantiere ancora aperto o, per usare le parole di Mazzini, “come una di quelle medicine a rilascio graduale”. Per questo il suo consiglio, ma anche quello di Gabriele Moroni, è stato di “informarsi” e “specializzarsi”, ma soprattutto per ora “diffidare da chi offre corsi di formazione o ‘guidine’ pratiche sulla riforma”, ancora in attesa di ben 42 decreti attuativi.

Fra le novità più salienti, prima di tutto la definizione giuridica di ente del terzo settore: “Ente costituito in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, o di fondazione, per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività d’interesse generale in forma volontaria e di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi”. “Nel prossimo futuro”, sorride Mazzini, “ci diranno cosa sono le finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale”, mentre sono già state definite 26 tipi di attività di interesse generale. L’altra grande novità è la costituzione di un “Registro Unico Nazionale del Terzo Settore che si sostituirà agli oltre 330 registri esistenti in Italia”, sarà pubblico e accessibile a tutti in modalità telematica e comprenderà divisi in diverse sezioni organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti filantropici, imprese sociali, reti associative, società di mutuo soccorso e gli altri enti del terzo settore.

Da ultimo, ma non per importanza, “cambia tutta la fiscalità” e, almeno per le Odv (organizzazioni di volontariato), “la commercialità non è più un peccato”, ha ironizzato Mazzini. Ciò significa che le attività svolte “potranno essere remunerate” entro il limite del “massimo di costo”, cioè se si spende cento, si potrà chiedere al massimo cento. Inoltre “saranno possibili le sponsorizzazioni” e “la raccolta fondi diventa un diritto: questo è fondamentale per opporsi ai dinieghi da parte di alcune amministrazioni”. Infine il nuovo strumento del “social bonus, che ricalca l’art bonus”: “agevolazioni per persone fisiche e aziende per donazioni finalizzate al recupero di immobili pubblici inutilizzati e beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata concessi alle odv per lo svolgimento delle proprie attività”. In altre parole “l’organizzazione si impegna a trovare i fondi per recuperare l’immobile” attraverso donazioni incentivate da queste agevolazioni “in cambio della concessione gratuita da parte dell’ente pubblico, che rimane il titolare della proprietà”.

Se Mazzini ha evidenziato alcune nuove opportunità, Gabriele Moroni di Arci ha invece rilevato alcune criticità, in particolare per le Aps (associazioni di promozioni sociale): volendo usare una metafora, “se per le odv il vestito si è allargato, per le aps è diventato più stretto perché il legislatore tende a vedere i soggetti organizzati con lavoratori e attività economiche come aziende, anche se con funzioni e finalità sociali”. C’è poi un problema di definizione giuridica perché “non per tutte le attività di interesse generale c’è una norma di riferimento” e quindi “non si capisce quale sia il discrimine” fra attività sociali o non sociali. Infine, l’iscrizione al già citato Registro Unico Nazionale è obbligatoria per usufruire delle agevolazioni e della legislazione di favore. Il Registro però, come ha sottolineato anche Mazzini, arriverà solo a fine 2018 e questo secondo il rappresentante Arci “pone un problema per tutte le realtà di nuova costituzione che non possono usufruire delle agevolazioni perché non iscritte al Registro che ancora non c’è”.